Tommaso Aramaico

Lì dove è pieno di nomi propri, c'è un nome che di nessuno è proprio. Chi l'ha scelto? Chi lo subisce? E perché? Meschino.

James Ballard, Vita e morte di Dio

Durante la primavera e l’estate del 1980, una voce straordinaria cominciò a diffondersi in tutto il mondo.

Nella sua Critica della ragion pura, e più precisamente nella sezione dedicata alla Dialettica trascendentale, Immanuel Kant, grande filosofo tedesco, ci consegna delle pagine memorabili (per rigore e complessità) tese a distruggere dalle fondamenta la Teologia razionale, ossia di quella gloriosa impresa che per secoli e secoli ha visto filosofi impegnati ad elaborare sempre più raffinate e (apparentemente) decisive dimostrazioni dell’esistenza di Dio. Le principali prove sono quella ontologica, quella cosmologica e, infine, quella fisico-teologica. In sostanza, la prima prende le mosse dal concetto di Dio e dalle sue perfezioni; la seconda risale dal mondo – inteso come catena delle cause – fino a Dio in quanto principio primo che ha dato inizio al tutto; la terza, a partire dalla considerazione dell’ordine che regge il mondo pone l’esistenza di un’intelligenza superiore creatrice. Riassunte così alla buona, Kant spiega come tutte queste prove siano fallaci perché pretendono di passare dall’ambito del pensiero a quello della realtà. Per ovvi motivi, e cioè per motivi storici, Kant non poteva spingersi oltre nel suo tentativo di mettere gli uomini al riparo dalle tentazioni che insidiano la Ragione, eppure dalla fine del Settecento ad oggi, e principalmente nell’ultimo secolo, la scienza, e in particolare la tecnica, hanno fatto progressi tali e così sconvolgenti e rivoluzionari che alla potenza della Ragione (che in realtà si scopre impotente di fronte ai suoi stessi prodotti) viene a sostituirsi una sorta di “volontà di sapere” che appartiene alla Scienza stessa che osa spingersi oltre i suoi stessi limiti, cercando di dimostrare l’esistenza di Dio superando tanto le argomentazioni razionali, quanto la creazione di grandiosi edifici filosofici. Grazie all’ausilio di sofisticati strumenti, formule matematiche ed interminabili catene di calcoli, la scienza ha di mira la comprensione del Tutto, della Realtà in quanto tale. La lusinga che la tecnica-scienza mette in campo, James Ballard la raccoglie e la mette in scena in Vita e morte di Dio – racconto ambientato negli anni ’80 – dove si ipotizza una scienza così progredita da poter spazzare via ogni metafisica, raccogliendone però l’aspirazione ultima, ossia la comprensione della realtà nella sua totalità: il Senso non sta più fra le cose, ma traspare e palpita fra numeri e codici; il Senso viene portato ad unità non per mezzo dello spirito, bensì da calcolatori e rilevatori. Si immagini, a questo punto, che fine andrebbero a fare tutte le tradizionali, umane, domande dell’uomo, tutti i discorsi sul senso e sull’esistenza e il modo di concepire Dio. Tutto verrebbe resettato, e quei due adolescenti incontrati qualche tempo fa (Dialoghi #9) alle prese con discorsi confusi, contraddittori, ingenui, ma umani, verrebbero spazzati via, non avrebbero ragion d’essere, le loro bocche resterebbero chiuse. Bisognerebbe pensarli in un altro modo, sorpresi da un’improvvisa ondata di agitazione che, da Occidente a Oriente, venga a scuotere loro e l’intera umanità, generando uno stupore capace di coinvolgere e sconvolgere chiunque, a prescindere da nazionalità, ceto, condizione economica, estrazione culturale. Bisognerebbe immaginare tutti gli uomini fissi davanti alla televisione in una diretta mondiale dall’assemblea delle Nazioni Unite, con scienziati e teologi che tutti insieme, dopo anni di ricerche, analisi e discussioni, finalmente annunciano una scoperta grandiosa, capace di sciogliere, abbattere e al tempo stesso amalgamare le vecchie religioni, portando Roma, Gerusalemme e la Mecca ad abbandonare le rispettive dottrine per convergere, assieme alle altre grandi tradizioni religiose orientali, in una unica Fede onnicomprensiva…tutti, insomma, uniti nel sentirsi dire che dallo studio delle radiazioni elettromagnetiche è emersa, inequivocabile, la prova dell’esistenza di un sistema di vibrazioni mai rilevato prima…

Quel sistema elettromagnetico quasi intangibile recava le tracce inconfondibili di una struttura matematica in continua evoluzione, con gli attributi di una vera e propria intelligenza […] L’aria stessa che i presenti stavano respirando in quel momento, come del resto l’insieme dei loro corpi e delle loro menti, era formato da quest’essere intelligente dalle dimensioni infinite.

Insomma, dopo anni di studi meticolosi e accurati controlli viene scientificamente dimostrata l’esistenza di Dio. Di lì, per incanto, l’umanità si chiude di fronte ad ogni istanza terrena, o mondana, per aprirsi alla trascendenza, trasformandosi in una gigantesca comunità di penitenti attenti alla sola salvezza dell’anima. Crolla il numero dei malati di nervi, così come i casi di suicidio e, contemporaneamente, il mercato dei beni di consumo è come paralizzato. Una volta certa l’esistenza di Dio, garante ultimo del senso, gli uomini non hanno più bisogno di ancorarsi al mondo delle cose, con le sue false promesse ed illusorie ricette. La generale moralizzazione dell’umanità genera una sempre più pervasiva e pericolosa crisi economica. Scema l’interesse per il lavoro ed il profitto, aumenta la disoccupazione, ma non per un incremento dei licenziamenti ma perché, molto semplicemente, alle persone non interessa più recarsi a lavoro. È la religione stessa, in ultima istanza, a subire un duro colpo. Nel momento in cui l’esistenza di Dio non è più materia di fede, ma una questione risolta in termini scientifici, i simboli matematici vengono a prendere il posto degli antichi simboli religiosi.

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Eppure un pericolo dapprima non ravvisato, un male strisciante, inizia a dilagare fra la gente, e solo in pochi ne percepiscono l’inquietante presenza. Il Dio che la scienza consegna all’umanità è un Dio del tutto diverso da quello che aveva sempre accompagnato gli uomini. Questo non ha i tratti di ciò che era sempre stato, non ama e non si adira, non controlla nell’animo, non minaccia pene orrende, non promette salvezza e vita eterna. Nel suo essere impersonale, Dio diviene qualcosa di diverso, un principio unificatore del tutto astratto, e così viene progressivamente svuotato del suo carattere “umano”. La dimostrazione della sua esistenza si ribalta, per conseguenza, nella dimostrazione della sua inesistenza in quanto vertice di ogni aspirazione umana, nel suo essere consolazione contro la morte, il dolore morale, la solitudine, il peccato. Eliminata la possibilità di credere nel Dio della religione, obbligata al sapere certo e frutto di dimostrazione della scienza, l’umanità ha definitivamente perso ogni speranza, anzi, ogni possibilità di sperare. Guerre, omicidi efferati, lotta di tutti contro tutti diventano la sostanza stessa della vita. Dio è sempre più lontano, svanisce all’orizzonte, diviene un’ipotesi non più praticabile.

Una slavina nel Perù settentrionale provocò la morte di un migliaio di persone. In Jugoslavia un terremoto colpì un capoluogo di provincia. L’urto di un iceberg provocò il naufragio di una superpetroliera nell’Atlantico.

Non la certezza circa l’esistenza o la non esistenza di Dio possono portare allo sviluppo dell’umanità dell’uomo, bensì solo la tragica, e cioè sempre aperta e mai risolvibile, ricerca del senso (in tutti i suoi molteplici aspetti e derive) a partire dall’incertezza circa le cose prime e le cose ultime, spinge l’uomo in avanti, in uno sforzo inesauribile che si fa ansia che porta alla ricerca del profitto, dei beni materiali, del successo e di tutti quegli “idoli” che sono sì illusori e generatori di conflitto e dolore, ma che attestano e testimoniano la tensione continua che spinge alla ricerca dell’assoluto in tutte le sue forme e che sta alla base di ogni produzione dello spirito, di ogni tensione religiosa, così come sta alla base dell’arte, della letteratura…

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9 commenti su “James Ballard, Vita e morte di Dio

  1. EnzoRasi
    ottobre 30, 2016

    L’ha ribloggato su Omologazione Non Richiestae ha commentato:
    Un testo importante, scivoloso in certi passaggi ( serve più conoscenza filosofica- telogica), pieno di ansia di conoscenza. Una prova che irride la lettura del web…a volte anche la mia.

    • tommasoaramaico
      ottobre 30, 2016

      Il testo di Ballard è tanto breve quanto pieno di spunti e suggestioni. Le mie sono come delle note a margine del testo…ma anche una sorta di personalissimo promemoria…

      • EnzoRasi
        ottobre 30, 2016

        Certo sono note a margine ma puntuali e propedeutiche a una lettura o rilettura più attenta. Il tema è fondamentale ed eterno. Ribadisco bel post.

      • tommasoaramaico
        ottobre 30, 2016

        A questo punto non posso fare altro che prenderne atto. Grazie.

  2. Guido Sperandio
    ottobre 30, 2016

    Molto interessante questo post. E anche “spiegato” con un’utile premessa, almeno per me, che sono carente (e molto) di certe basi.
    Combinazione sto leggendo Ballard, i raccontai volume I.
    Intanto che uno sa scrivere, nel senso che è di agevole lettura e abilità a condurre situazioni e dialoghi, peraltro è bravo nel cogliere il reale-quotidiano abbinandolo, con grande naturalezza a uno sviluppo visionario, che mi sembra tipico di Ballard.

    • tommasoaramaico
      ottobre 30, 2016

      Concordo. Ballard è un autore decisamente rigoroso. Ha una sua poetica, ha costruito delle regole, ma, all’interno di tali regole, si muove liberamente. Ho letto diverse sue opere e non mi sono ancora annoiato. Ed è sempre più raro…

  3. Ivana Daccò
    ottobre 31, 2016

    Non ho mai letto Ballard, senza analizzarne il perché, l’ho di fatto sempre evitato. Sto pensando al fatto che, ora, mi pare tu mi abbia detto il perché, ma è solo un’intuizione, di un qualcosa che disturba, forse, un mio bisogno di rifugio nella razionalità, tanto più quando il tema ha a che fare con la trascendenza, e con un Dio “umano”, “padre”, (mai “Madre”) che premia e consola, che offre risposte senza le quali, parrebbe, l’uomo non ha più scopo. Non trova più una spinta, un aggancio, nella sua ricerca inestinguibile di “senso”.
    Ho, evidentemente, solo ciò che ne scrivi, ma è davvero molto. E credo che, cercherò il momento giusto per leggerlo, partendo da sicuramente dai racconti e da questo racconto.
    Davvero molto interessante.

    .

    • tommasoaramaico
      novembre 1, 2016

      Molto interessante quello che scrivi. E lo è ancora di più in quanto proprio in questo momento sto leggendo il saggio sul Tradimento di Hillman in cui a proposito di quanto dici si rimanda al principio maschile (Padre-Dio) è al femminile come Anima e al loro rapporto.

  4. Ivana Daccò
    novembre 18, 2016

    Sì, Hillman, per me, un antico grande amore dimenticato. Molti richiami. Da non perdere.

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Questa voce è stata pubblicata il ottobre 30, 2016 da con tag , , , .

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