Tommaso Aramaico

Lì dove è pieno di nomi propri, c'è un nome che di nessuno è proprio. Chi l'ha scelto? Chi lo subisce? E perché? Meschino.

Josh Bazell, A tuo rischio e pericolo

La creatura che mi attacca alle spalle nel White Lake, prima sfregando contro di me la sua epidermide di cuoio fangoso mentre trascina Teng sott’acqua, poi dandomi un ceffone con quella che porca puttana sembrerebbe proprio una coda, fa esattamente questo. Mi rivolta come un calzino, e così adesso l’incubo è fuori. C’è una cosa, però: negli incubi non perdo mai il controllo, perché tutto quel che accade mi sembra normale. È solo nella vita vera che mi sveglio urlando e ho attacchi di panico come se mi venisse un colpo. Ora che l’incubo è nella vita reale, mi ritrovo a galleggiare sull’acqua perfettamente calmo. Guardo nella direzione in cui il mostro ha trascinato il corpo di Teng e mi dico: “Se vuole mangiarmi, mi mangerà. Non posso fare granché per impedirglielo”. O forse è l’antipsicotico.

Nel White Lake, Minnesota, da anni accadono eventi straordinari, poco chiari ed inquietanti. Delle persone muoiono, dei ragazzi muoiono, e sui loro corpi vengono rilevate ferite inferte da esseri che paiono sconosciuti o che richiamano creature esistite milioni di anni fa. Qualcuno addirittura scompare, inghiottito dalle acque. Iniziano a circolare strane voci che parlano di un mostro, di un drago marino che vive nel fondo del lago da tempo immemorabile, forse tornato ad uccidere dopo un lunghissimo sonno. Un essere primordiale, qualcosa come un mostro di Loch Ness, che evoca paure ancestrali e pone domande che richiedono una risposta, una presa di posizione ed obbligano a fare una scelta: da che parte stare? Da quella scienza o da quella della religione? In questo contesto un magnate di nome Rick Solo assolda Lionel Azimuth (medico che lavora sulle navi da crociera) per mandarlo ad indagare sulle voci che girano a proposito del White Lake e per proteggere Violet Hurst, avvenente paleontologa che deve raccogliere informazioni su questo presunto mostro. Lionel Azimuth, il protagonista di questo romanzo, però, è il nome di copertura di un uomo che, in realtà, si chiama Peter Brown – ex killer della mafia inserito in un programma di protezione per testimoni, già protagonista di Vedi di non morire (romanzo d’esordio di Josh Bazell) e ora voce narrante di A tuo rischio e pericolo.
Lionel Azimuth e Violet Hurst partono per il Minnesota e arrivano a Ford e si trovano di fronte un paesaggio desolante, specchio della provincia americana.

A prima vista si direbbe che nell’abitato di Ford ci abbiano fatto le prove tecniche per l’Apocalisse. Le case, la sala riunioni dell’Associazione reduci di guerra, i centri commerciali, gli uffici con le facciate di mattoni rossi: è tutto sprangato con assi di legno, o distrutto, o coperto di erbacce. Per strada si incontrano solo criptozombi in piumino senza maniche e berretto da baseball, che vedendoci arrivare gettano la cicca a terra e fuggono barcollando in ogni direzione.

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Inizia a questo punto qualcosa che è un mix fra una detective story, una love story e chissà cosa altro ancora. Senza svelare troppo di una trama piena di risvolti e colpi di scena – il lettore passerà attraverso la lettura di reperti e referti medici, note, documenti in appendice, fonti – incontrerà personaggi d’ogni tipo: il classico sceriffo della periferia americana, la solita tavola calda che spunta fuori dal nulla (come il Debbie’s Diner sulla Route 53), la coppia di teo-con creazionisti, fino all’entrata in scena – a sorpresa – di un politico molto celebre come Sarah Palin.
Dei ragazzi sono morti, altre vittime del passato meritano che sia raccontata la verità sulla loro storia. Le voci si moltiplicano, le spiegazioni (l’una in contraddizione con l’altra) abbondano. Esiste veramente un mostro? Un essere risalente a milioni di anni fa che sembrava estinto ma che estinto non è? Esiste questo strano animale o tutto è una spaventosa bufala? C’erano forse degli odi che serpeggiavano all’interno di questa piccola comunità e la storia del mostro del lago è solo una copertura creata ad arte per mascherare quelle che sono in realtà delle rese dei conti? O tutto si risolve in una trovata pubblicitaria per cercare di creare del turismo e far rinascere un luogo destinato a svanire nel nulla? Trovata pubblicitaria o meno, qui, però, ci sono di mezzo dei morti di morte violenta, corpi straziati, ferite agghiaccianti.

La cosa importante, però, non è la storia in sé, ma il senso e le risposte che la storia mette sul piatto. La domanda fondamentale che Vedi di non morire pone è, forse: ciò che non si riesce a spiegare deve essere affidato alla fede o deve rimanere comunque e in ogni caso, ad ogni costo (accettando la possibilità di una strutturale ignoranza) entro l’ambito e il recinto propri della scienza?

Il White Lake è in fondo a un canyon frastagliato che procede verso nord dall’estremità orientale del Lake Garner. L’acqua del White Lake è nera, fredda e increspata. È magica. Autumn si tuffa…sente la brezza gelida sulla faccia…Autumn adora il White Lake, ma starci dentro da sola non la fa impazzire. Non è il posto adatto. C’è qualcosa di adulto, nel White Lake…Qualcosa le sferra un pugno nello stomaco e resta lì impigliato con un peso e un dolore tremendi. Quando si libera, Autumn è colta dalle vertigini e non si sente più le mani…Poi la cosa la investe da dietro, serrandole la gabbia toracica come si chiude un libro e strizzandole fuori la vita tipo acqua da una spugna…

Cosa, o chi, ha ucciso Autumn? Cosa dicono la sua morte, le sue ferite? Tutto, in A tuo rischio e pericolo, assume la forma di un grandioso intrigo, ma anche di un grandioso malinteso, di un gioco (benché tragico). Il confine fra verità e finzione viene progressivamente depotenziato, reso sempre più labile, sempre meno credibile…pagina dopo pagina emergono ipotesi alternative non solo sulla realtà, ma innanzitutto sull’atteggiamento dell’uomo nei confronti della realtà. L’uomo tende a credere non alla verità, ma in quello che vuole che sia vero, e la sua sete di verità (la “volontà di verità“), in realtà, non sarebbe altro che una dolorosa richiesta di certezze. Una volontà di verità è quindi volontà di “credere” e trovare spiegazioni, una tendenza tanto insopprimibile e testarda e cieca da portare verso insospettabili credenze. Perché, come sostiene Sherlock Holmes, quando ogni altra (ragionevole/scientifica/credibile) opzione viene scartata, allora l’unica risposta che resta in piedi deve essere la verità, per quanto assurda, irrazionale, inverosimile possa sembrare – ed essere. Si può accettare questa opzione…cedendo a spiegazioni mitico-religiose, cercando il Maligno, Satana, il Demonio…oppure no, e stringere i denti e tenere duro, ancorandosi ancora una volta (e per chissà seguendo quale fede) al debole legno dell’intelletto in balia dalle onde: sono veramente certo di aver vagliato ogni ipotesi, di aver scartato tutte le opzioni possibili?…no, non è possibile abbandonare il terreno della razionalità, sarebbe, come dire, irrazionale…ma questo è, appunto il problema e la tensione di fondo, quello che attraversa il cuore e la ragione dell’uomo…la cifra della sua inevitabile scissione.

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6 commenti su “Josh Bazell, A tuo rischio e pericolo

  1. Guido Sperandio
    giugno 30, 2016

    Scrivi: «L’uomo tende a credere non alla verità, ma in quello che vuole che sia vero, e la sua sete di verità…»
    L’ho sempre pensato e i fatti lo dimostrano ogni giorno in ogni campo, e le persone che incontriamo e con cui discutiamo.
    Bene descrivi quello che ne consegue.

    • tommasoaramaico
      giugno 30, 2016

      Si. Credo che questa sia la fatale sorte che tocca un po’ a tutti. Non esistono fatti, ma interpretazioni…e così via.

  2. Tratto d'unione
    giugno 30, 2016

    Ma alla fine si resta per terra o si finisce “altrove”? La prima mi potrebbe far leggere il libro, la seconda no… (questione di gusti).

    • tommasoaramaico
      giugno 30, 2016

      Il bello del libro (che ha qualche difetto) è che tale tensione non viene risolta nè a favore di una, nè dell’altra ipotesi. Non dove la cosa ti spingerà.

  3. Ivana Daccò
    luglio 1, 2016

    Che strana cosa. Il pezzo che riporti in apertura della tua recenisone mi porterebbe a non leggere questo autore. Ma segue, appunto, la recensione che mi fa desiderare di leggere questo autore, che non conosco, e questo libro.
    Avendo rapidamente curiosato su google, ti ringrazio della segnalazine e credo proprio che leggerò Bazell, magari partendo dal primo dei suoi due libri.
    In attesa di giungere al secondo, che affronta un problema importantissimo e, soprattutto, da non risolvere, per poterlo aver sempre presente quando occorre scegliere, e dunque “credere”, affidarsi a una risposta.

    • tommasoaramaico
      luglio 2, 2016

      Per quello che posso dire, sono d’accordo con te. Inizierei anche io dal primo. È in qualche modo propedeutico al secondo e gli è superiore, credo.

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Questa voce è stata pubblicata il giugno 30, 2016 da con tag , , , .

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