Tommaso Aramaico

Lì dove è pieno di nomi propri, c'è un nome che di nessuno è proprio. Chi l'ha scelto? Chi lo subisce? E perché? Meschino.

Palahniuk, Fight Club

Oh, Tyler, ti prego, rispondi. E il telefono squillava.

Il portiere mi si è affacciato sulla spalla e ha detto: “Un sacco di giovani non sanno che cosa vogliono veramente”.

Oh, Tyler, ti prego, salvami. E il telefono squillava.

“I giovani credono di volere il mondo intero”.

Liberami dai mobili svedesi. Liberami dall’artistico-funzionale. Il telefono squillava e Tyler ha risposto.

“Se non sai quello che vuoi” ha detto il portiere, “finisci con un mucchio di roba che non vuoi”.

Possa non essere mai completo. Possa non essere mai soddisfatto. Possa non essere mai perfetto. Liberami, Tyler, dall’essere perfetto e completo.

Ci siamo dati appuntamento in un bar.

 

  Quando ho finito di leggere questo romanzo mi sono detto. Mi ricorda qualcosa. Poi, alla fine, ho capito. Sembrava di leggere qualcosa come Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde di Stevenson, ma in chiave ultra-contemporanea, dove la scissione dell’uomo sotto il peso del capitalismo compiuto prende il posto della scissione dell’uomo di fronte al potere (e alle nefaste potenzialità) della scienza. La trama di Fight Club (d’ora in poi F.C.) è a tal punto nota che parlarne pare assurdo, solo che da qualche parte bisognerà pure iniziare.

  Tutto prende le mosse dall’insonnia del protagonista. Ha nome? No. Ha un nome? Si, come si scoprirà alla fine, e questo nome, a tutti noto, è Tyler Durden. Ma cosa è l’insonnia per il protagonista? Non solo la difficoltà a prendere sonno, ma l’impossibilità di congedarsi, di prendersi una pausa, di mettere il mondo fra parentesi. L’insonnia è una condizione di continuo rapporto col mondo e con se stessi, un rapporto, però, così ossessionante che presto questa prossimità a sé e alle cose si rovescia nel suo opposto: È così che va con l’insonnia. Tutto è così lontano, una copia di una copia di una copia. L’insonnia ti distanzia da ogni cosa, tu non puoi toccare niente e niente può toccare te.

FIGH-CLUB 

  Ma cosa avviene di tanto pazzesco in tale distanza? Cosa accade in questo continuo stare presso le cose? Beh, queste cose iniziano ad apparire sotto una diversa luce, o in controluce. A Tyler si mostra il lato perverso del capitalismo, il fatto che la società dei consumi, che mette al centro l’uomo creatore di se stesso in totale libertà, si sveli come qualcosa di completamente diverso. Qui non si tratta del solito passaggio dalla categoria di cittadino a quella di consumatore. Storia vecchia. Qui si tratta di un consumatore che si trasforma in consumato. Qui si parla della ribellione delle cose, del dominio delle cose sull’uomo, tanto che alla fine, quelle merci che possedevi alla fine ti dominano e ti consumano. F.C. è la storia di questa consapevolezza e della “lotta” (appunto) per liberarsi da questa tirannia. Ma per riappropriarsi di cosa? E quindi: cosa è stato sottratto di fondamentale all’uomo e cosa gli è stato dato in cambio? Si può tentare una risposta riprendendo un’immagine di cui si serve David Foster Wallace per descrivere la società dei consumi e, in generale, la sostanza dell’intrattenimento (specialmente quello televisivo).

Il compito principale dell’intrattenimento è quello di incantarti a tal punto da non farti staccare gli occhi, in modo che chi compra gli spazi pubblicitari possa pubblicizzare i suoi prodotti…Ti piacciono le caramelle?…Un gran piacere, ma senza calorie. Nel cibo c’è qualcosa di profondamente vitale che nelle caramelle manca, anche se per compensarne la mancanza si aumenta a dismisura il piacere che danno a masticarle e ingoiarle[1].

  Da sempre abituato a cibi-spazzatura, nel momento in cui Tyler si allontana dal suo vecchio stile di vita e dalle molteplici costrizioni della società dei consumi (che è sempre anche una società dei costumi), Tyler si mette alla ricerca di cibi realmente calorici, ne è ha talmente bisogno che non può limitarsi ad una dieta moderata. A partire da questa “fame primordiale” nasce il F.C., che altro non è se non un primo rovesciamento della superfice patinata (fatta di buonsenso, ricerca della rispettabilità e cose del genere) che fa risplendere la società dei consumi, nascondendone alienazione, ingiustizie, cinismo.

  Questo nuovo cibo, questa nuova forma di libertà è, però, di una specie particolare. Chi accede al F.C. non è semplicemente libero di fare (nutrirsi di) qualcosa che non aveva mai fatto (divorato) prima, no, chi accede al F.C. libera (sfama) l’altra persona che ci si porta dentro. Quella parte che non crede che l’auto-miglioramento sia la strada, quella parte che non vuole perfezione, completezza, soddisfazione. No, alla base di questa Weltanschauung sta un’idea che ha attraversato sottotraccia la storia dell’Occidente, e cioè che la vita sia essenzialmente dissipazione, del corpo, della ricchezza, delle potenzialità della vita e di tutti quei valori sacri all’Occidente.

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La scissione che attraversa il protagonista non è altro che lo scontro fra Cultura e Natura, fra ciò che mira all’ordine (e che comprende la Cultura come coltura del genere umano) e ciò che porta alla distruzione. Sbaragliare l’ordine sempre instabile della Cultura o Civiltà o Ordine presenta, però, sempre un pericolo. Il pericolo che l’idea di liberazione tracimi in violenza fine a se stessa e che la volontà di ritrovare se stessi e la propria animalità debba necessariamente passare per la sottomissione dell’altro. Ed è questa la parabola che traccia Tyler, un protagonista scisso proprio perché non è riuscito a comprendere fino in fondo il grado della sua stessa alienazione, del suo asservimento ai valori effimeri che il Capitalismo spaccia per sacri. CONSUMA.

  Fuori ed al di là della sciocca attrazione che possono esercitare le scene di violenza o apocalittiche frasi ad effetto (il tutto sapientemente stigmatizzato dallo stesso Autore, che fa dei seguaci del F.C. dei conformisti fascistoidi senza cervello né identità al servizio di idee che non comprendono realmente), forse è proprio nella vicenda di K. K. Hessel che si addensa ciò che di costruttivo (e di importante) c’è nell’enorme cumulo di macerie che è questo romanzo. Già, perché Hessel, un uomo comune, una sera, uscito dal lavoro, si ritrova una pistola puntata in viso. È a un bivio. O realizza se stesso o muore. Quale è il tuo sogno? Diventare veterinario. Bene, deve lasciare il tuo merdoso lavoro sottopagato e realizzare il suo sogno. Verrà controllato. Se non realizzerà il tuo sogno verrà ucciso e, in ogni caso, sarebbe morto comunque, anche se di una morte tutta particolare, quella di chi è morto pur essendo vivo, quella di chi ha buttato la propria vita in una causa che non è la sua. Il tema di F.C. non è quello della violenza (e tutta quella che c’è serve per arrivare ad altro), bensì sono quelli della morte e della ricerca dell’autenticità. Anticipare la morte, far saltare tutto quello che risulta illusorio (moda, rispettabilità, conformismo intellettuale, rassegnazione, ricchezza) e mettersi sulla strada dell’autenticità. Questo è quello che accade una sera a K. K. Hessel, cui Tyler dona una possibilità di deviare dal vicolo cieco della rassegnazione. Nessuna violenza, ma libertà: Raymond K. K. Hessel, la cena di questa sera avrà un sapore fantastico come nessun pasto che hai mai mangiato e domani sarà il giorno più bello della tua vita.

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Palazzi che crollano, adunate, produzione di esplosivo e cose del genere non contano assolutamente nulla. Questo è un romanzo sul grido di dolore che attraversa il declino dell’Occidente capitalista; è un romanzo sul rapporto fra oppressi ed oppressori e sulla nuova consapevolezza che attraversa le nuove generazioni che credevano di essere destinate a grandi cose e che sempre più si trovano ridotte al rango di schiavi.

“Ricordati bene” ha detto Tyler. “Le persone che stai cercando di calpestare, sono quelle persone da cui dipendi tu. Noi siamo le persone che laviamo i tuoi vestiti e cuciniamo i tuoi pasti e te li serviamo a tavola. Noi ti facciamo il letto. Noi ti proteggiamo mentre dormi. Noi guidiamo le ambulanze. Noi smistiamo le tue telefonate. Noi siamo cuochi e tassisti e sappiamo tutto di te. Noi esaminiamo le tue richieste di indennizzo alle compagnie d’assicurazione e gli addebiti sulla tua carta di credito. Noi controlliamo ogni spicchio della tua vita. Noi siamo i figli di mezzo della storia, cresciuti dalla televisione a credere che un giorno saremo milionari e divi del cinema e rockstar, ma non andrà così. E stiamo or ora cominciando a capire questo fatto” ha detto Tyler. “Perciò fa poco lo stronzo con noi”.

[1] D. Lipsky, Come diventare se stessi, Minimum Fax, p. 146.

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8 commenti su “Palahniuk, Fight Club

  1. Alessandra
    agosto 28, 2014

    Molto interessante la tua analisi, come sempre. Avevo visto il film qualche anno fa, ma immagino che il libro sia molto meglio. Mi attira da tempo questo scrittore, ho comprato da poco “Soffocare” e attendo di terminare un altro libro per poi iniziare a leggerlo. Sarà il mio primo Palahniuk… spero di aver scelto bene.

    • tommasoaramaico
      agosto 28, 2014

      Grazie. Purtroppo il film segue troppo da vicino il romanzo e così molti (quasi tutti) i passaggi sono noti. Sgradevole. E tuttavia il libro merita. Soffocare? Aspetto tuo giudizio perché non ne so nulla. F.C. è il mio primo Palahniuk. Una cosa è certa, leggerò altro di questo autore.

  2. cartaresistente
    agosto 28, 2014

    Questo orami è un classico. Probabilmente il migliore Palahniuk, ma consiglio anche Survivor.

  3. cartaresistente
    agosto 28, 2014

    Dimenticavo: complimenti per l’articolo!

    • tommasoaramaico
      agosto 29, 2014

      Grazie. Come scrivevo più sopra ad Alessandra questo è il mio primo Palahniuk, ma ho intenzione di continuarne la lettura. Quindi, consiglio ben accetto.

  4. Anifares
    dicembre 4, 2014

    Io ho letto parecchio di Palahniuk ma poi è successo qualcosa di strano, all’improvviso non leggo più niente di lui. Forse perchè ho scoperto di meglio? Forse non mi ritrovo più? A me Soffocare mi era piaciuta parecchio ma Cavie era ancora più bello perchè racconta la storia di aspiranti scrittori chiusi in un posto e non possono uscire… non solo una critica ai reality show ma sul volere il successo a tutti i costi! Bello veramente bello

    • tommasoaramaico
      dicembre 4, 2014

      Io ammetto di aver letto solo Fight Club, ma ho intenzione di leggere altro. La tua, comunque, è una sensazione che conosco. Mi è accaduto con altri autori. Probabilmente perché avevano esaurito quello che avevano da dire, per me.

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Questa voce è stata pubblicata il agosto 27, 2014 da con tag , , , , .

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