Tommaso Aramaico

Lì dove è pieno di nomi propri, c'è un nome che di nessuno è proprio. Chi l'ha scelto? Chi lo subisce? E perché? Meschino.

Samonà, Fratelli

Vivo, ormai sono anni, in un vecchio appartamento nel cuore della città, con un fratello ammalato. Nessun altro abita con noi, e le visite si fanno rare. Ultimi rimasti di una famiglia che fu numerosa al tempo della mia giovinezza, ci muoviamo, ora, in una complicata gerarchia di silenzi.

Carmelo Samonà (1926) nasce come studioso di letteratura spagnola e solo nel 1978 esordisce come narratore, con Fratelli. A seguire solo qualche timida suggestione. Qualche pensierino. Romanzo sulla responsabilità per l’Altro, ma anche sulla difficoltà di essere all’altezza di tale chiamata all’impegno. Difficoltà che, però, permette di vivificare il concetto stesso di responsabilità (per mezzo di un richiamo al latino responsus e, così, al verbo respondere) e di illuminarne perlomeno la doppia valenza: responsabilità come risposta all’altro e responsabilità verso le proprie azioni (che, sempre e comunque, si misurano rispetto a se stessi e agli altri).

1426-3

Fuori dal tempo, dallo spazio e dalla Storia si gioca il corpo a corpo fra questi due fratelli, uno sano, l’altro con problemi di natura psichica. Persi in una dimensione labirintica fatta di corridoi e stanze che affacciano su altre stanze, reclusi in una casa che viene a simboleggiare i recessi più profondi della psiche, Fratelli si impone, in prima battuta, come resoconto della difficoltà/impossibilità di offrire una mappatura anche lontanamente attendibile della psiche e delle sue dinamiche più profonde.

Non è stato facile adattarci alle strane leggi della casa disabitata. Le stanze sono troppo ampie per i nostri bisogni […] Muoversi nella casa è come una ricerca faticosa, paziente. Non c’è gesto o intervento nostro che non si misuri con la nudità aggressiva di una parete, con l’arresto o la svolta imprevista di un corridoio, con la cavità di un andito che ci si para davanti a sorpresa e ci costringe a cambiare itinerario o a fermarci improvvisamente.

scala-della-villa-292560

Persi in una dialettica destinata al continuo rovesciamento, privi anche di un nome proprio cui aggrapparsi, i due protagonisti faticano persino a mantenere il ruolo: da una parte chi accudisce, dall’altra chi è accudito. Chi dispensa cure e sollecitudine, chi ne beneficia? Il confine appare incerto e difatti la stessa percezione del domandare e del rispondere fa acqua da tutte le parti. Chi risponde (chi risponde all’appello) sembra a sua volta chiamare e chiedere conforto a colui che deve essere confortato, e questo forse per placare un terribile senso di colpa. Senso di colpa che permette di accedere ad un livello ulteriore del romanzo, alla radice scabrosa che anima le azioni del protagonista.

Io posso, se lo desidero, imitare la malattia; lui è costretto a viverla. Lui, insomma, è malato; io sono sano; potrei, se mi stancassi, estraniarmi, chiudermi in una stanza, e persino partire; potrei piantare tutto, lasciare mio fratello al suo destino e fuggire. Se non faccio nulla di simile è perché ho scelto liberamente di vivere qui; ma in linea teorica potrei farlo. Ed è importante che possa pensarlo; è importante che possa fantasticare di vivere altrove, preparandomi alla partenza, anche, nei più minuti dettagli, raffigurandomi case limpide e sobriamente addobbate, oggetti funzionali, ampi giardini erbosi ricchi di alberi secolari. Naturalmente rimango.

Essere in colpa non perché non si sia fatto abbastanza, ma percepire il proprio essere normali come una colpa: io sono colpevole in quanto sano, mentre tu, fratello, sei stato cacciato fra i malati perché io, arbitrariamente, ho occupato l’ultimo posto disponibile nella schiera dei sani. È così che – sotto la pressione di un senso colpa non pienamente compreso perché troppo violento – si assiste ad un progressivo scivolamento verso la volontà di espiazione, verso l’identificazione, verso un vero e proprio cedimento del presunto sano di fronte alla fascinazione che il cosiddetto malato esercita su di lui.

iduefratelli001

Fratelli è un romanzo molto interessante, oltre che bello da leggere. Un romanzo fatto di parole e, al tempo stesso, povero di parole. Povero di parole perché rari sono i dialoghi. Fatto di parole perché proprio in questa impossibilità di comunicare il linguaggio (che è rimando continuo di domanda e risposta-responsabile) sorge imperioso: qui dove le barriere sono insuperabili; qui dove gli ostacoli non permettono fuga alcuna; qui dove la domanda è distorta e mascherata dalla follia e dove la risposta balbetta se stessa nell’eccesso di colpa; proprio qui la vita si ri-vela nell’unico modo possibile: come racconto o cronaca di una vita che non può essere veramente detta, né vissuta.

È così raro, ormai, che si varchino proprio i cancelli e si penetri nei giardini profondamente come all’epoca della donna! Più spesso, i giardini, ci limitiamo a guardarli da fuori. Le mani strette alle sbarre della cancellata, gli sguardi fissi in avanti, osserviamo la massa dei pini più alti accendersi o incupirsi agli ultimi raggi del sole come uno spettacolo che possiamo godere, finalmente, dai primi posti; o ne udiamo borbottare e oscillare penosamente le cime per un vento così vicino a noi che un attimo dopo scompiglia anche i nostri capelli. Chi può prevedere quando, invece, riusciremo a entrare?

Annunci

2 commenti su “Samonà, Fratelli

  1. Alessandra
    aprile 12, 2014

    Un autore che non conosco, ma la tua analisi è talmente bella che non posso fare a meno di intervenire… complimenti per l’approfondimento psicologico del testo, svolto con eleganza e delicatezza. La tematica del romanzo mi ha colpita, forse anche per questioni personali.

  2. tommasoaramaico
    aprile 12, 2014

    Innanzitutto grazie per il commento così lusinghiero. Quello dell’amore e della responsabilità fraterna è un argomento spesso lasciato in secondo piano. Direi, schiacciato dal grande fardello del rapporto genitore-figlio. Ma è un errore non considerare questo tema in tutta la sua complessità e problematicità. In ogni caso, questo è un tema che sta molto a cuore anche a me.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il aprile 12, 2014 da con tag , , , .

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. Alcune immagini inserite in questo blog sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo via email. Saranno immediatamente rimosse. L'autore del blog non è responsabile dei siti collegati tramite link né del loro contenuto che può essere soggetto a variazioni nel tempo.

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

Cookie Policy

Questo blog è ospitato su piattaforma WordPress.com con sede e giurisdizione legale negli USA. La piattaforma fa uso di cookie per fini statistici e di miglioramento del servizio. I dati sono raccolti in forma anonima e aggregata da WordPress.com e la titolare del suddetto blog non ha alcun accesso ai dettagli specifici (IP di provenienza, o altro) dei visitatori.
Il visitatore può bloccare tutti i cookie (di qualunque sito web) tramite opportuna configurazione dal menu "Opzioni" del proprio browser.
Questo blog è soggetto alla Privacy Policy della piattaforma WordPress.com.

Blog che seguo

TELEGRAPH AVENUE - Libri e recensioni

"La letteratura e la poesia riescono a farmi sentire umano" David Foster Wallace

Quattro chiacchiere in compagnia

Quando i pensieri premono troppo nella testa

Fine Della Storia

| Impossibile è una parola che esiste solo nel vocabolario degli stupidi ° Napoleone |

La Mela sBacata

qualche spicchio di me: pensieri caotici in ordine sparso

A4

La rivista letteraria che non la racconta giusta – in un foglio solo

Due minuti d'arte

Le biografie dei grandi artisti in 10 punti

L come Libro

di carta.

BOOK'S THIEF

LADRA DI LBRI

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: