Tommaso Aramaico

Lì dove è pieno di nomi propri, c'è un nome che di nessuno è proprio. Chi l'ha scelto? Chi lo subisce? E perché? Meschino.

Figure del padre: George McFly

Ritorno al futuro (1)“Hellooo, hellooo! C’è nessuno in casa?”. Chi non ha vissuto (o immaginato di vivere, ovviamente nei panni di Biff) qualcosa del genere? Eppure questo fatto è del tutto secondario, perché quello che qui importa è il fatto che questa scena esprima qualcosa di universale. Qui è di Ritorno al futuro che si parla e, in particolare, di George McFly o del dramma paterno che quest’uomo incarna. Non ci interessa il giudizio della critica, commenti del tipo: è un meccanismo perfetto, film per tutte le età e cose del genere. Tutto vero. Ma Ritorno al futuro non è solo questo. Io non so bene cosa facciano gli altri, ma per quello che mi riguarda, se vengo a sapere che in televisione[1] mandano Ritorno al futuro allora l’unica cosa che mi riesce di fare è di piazzarmi sul divano, in tuta, e mangiare e lasciare briciole nel raggio di un paio di metri, proprio come quando avevo dieci anni. Ripeto, magari per gli altri è diverso, ma a me sembra che in questo film ci sia praticamente tutto: c’è il dottor Emmett Brown, “Doc”, scienziato svitato e burlone che fra un’imprecazione e l’altra contro il povero Giove riesce a trovare il tempo per inventare il flusso canalizzatore, una diavoleria che permette il viaggio nel tempo; c’è la partenza dell’eroe (Marty McFly, reso immortale da un memorabile M. J. Fox) che lascia il proprio mondo (1985) per essere catapultato nel 1955. Catapultato in un mondo dominato da un mostro che minaccia di distruggere tutto (Biff Tannen – interpretato da un ottimo Thomas Francis Wilson), e qui la necessità di uno scontro, anche se indiretto, per poi tornare indietro (ma nel futuro – 1985) e assistere allo spettacolo di una realtà finalmente tornata nei cardini. Non manca nulla, eppure c’è qualcosa che lascia l’amaro in bocca. E questo qualcosa ha a che fare col fatto che quello scontro è indiretto.

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Marty è chiamato in questa avventura (a questo volo – Fly – della fantasia) a partire dalla volontà di ritrovare un padre forte e cioè per cambiare quel George McFly succube di Biff (suo capoufficio) e che per la sua inettitudine costringe l’intera famiglia a vivere nel grigiore e nel degrado[2]. Il regista non lesina affondi nei recessi più oscuri della psiche, andando a solleticare lo spettatore più esigente (anche se non capisco cosa altro serva a rendere grande questo film!). È a queste suggestioni che bisogna guardare. Basti pensare a tutte le implicazioni edipiche insite nel comportamento di Marty, che solo apparentemente (non appena catapultato nel 1955) salva George, il padre guardone (oggetto di odio/disprezzo e al tempo stesso di colpa per questi stessi sentimenti), mentre in realtà lo scansa per prenderne il posto e così finire investito dalla macchina del nonno, cioè dal padre di sua madre (Lorraine); e a tutta la carica erotica che si sprigiona attraverso le cure che Lorraine stessa riserva al giovane Marty che sta, inconsapevole, nel letto della madre che, inconsapevole a sua volta, non risparmia al figlio il richiamo del suo corpo fresco, giovane[3]. Infine, l’unione nel bacio (madre e figlio chiusi in macchina in occasione del ballo della scuola) che però scatena il senso di colpa/castrazione che porta Marty alla rinuncia alla “Cosa materna”. E perché? Per esistere, ovvero per non essere distrutto (tipo Edipo) dall’incesto che in realtà vorrebbe consumare. Ma per fare tutto questo Marty ha bisogno del padre. Ecco il perché di quella lotta condotta in modo indiretto contro il mostro! Marty ha bisogno di George McFly. Ed è qui che entra in gioco tutta la disperazione di George (che poi è in fondo quella di Marty), così come tutta la violenza che quest’uomo subisce (e non solo da Biff, ma dallo stesso Marty, il figlio). Ma per meglio comprendere il dramma di George McFly bisogna fare un passo indietro e tornare al presente, al 1985 da cui la storia parte, alla casetta desolata, alla madre che ha il vizio di bere, a Dave, il fratello disoccupato, a Linda, sorella zitella, a Biff Tannen che entra in casa, apre il frigorifero, distrugge la macchina di famiglia, offende, circuisce la madre. C’è qualcosa di Telemaco nello stesso Marty, così come la casa dei McFly pare invasa dai Proci (incarnati dalla figura di Biff) che tentano sempre di importunare Penelope (Lorraine), mentre UIisse (George) non c’è, o c’è ma ha perduto il senso della propria missione, e cioè di istituire una legge interna alla casa stessa. La debolezza del padre: la colpa dei padri che ricade sui figli. Lo stesso Marty ha paura di fallire, d’essere destinato a seguire le orme paterne.

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Questo ritorno al passato è il viaggio fantastico del figlio che torna lì dove si sono consumati gli errori del padre, lì dove il padre doveva essere cambiato per fondare così un futuro tutto nuovo, migliore. Marty viaggia dentro i contenuti del proprio desiderio andando a collocarli nel 1955: umilia il padre con la sua evidente superiorità (emotiva, fisica, intellettuale, morale); arriva a capire che non si è fottuto la madre (strappandola definitivamente al padre) solo perché non ha voluto; affronta e malmena ed umilia Biff ogni volta che può (Biff che finisce contro un camion carico di letame) e così, benché indirettamente, affronta e malmena ed umilia il padre che sistematicamente da Biff viene umiliato e malmenato. Ma alla fine Marty sa che per esistere, sa che per essere al mondo ha bisogno del padre; che distruggere il padre significa distruggere se stesso, significa svanire da quella foto che porta nella tasca dei jeans. Allora Marty comprende la necessità dell’alleanza col padre, anche se per istituire tale alleanza ha bisogno di un padre forte. È il padre a dover abbattere il mostro, perché solo un padre che ha abbattuto il mostro è degno di farsi a sua volta mostro da abbattere. Marty si ripiega su se stesso, in una dimensione della psiche che gli è necessaria per ricostruire la realtà e renderla accettabile.

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Ed eccoci catapultati al punto dove il dramma raggiunge il culmine. George McFly, nel momento di massima umiliazione manda al tappeto un Biff Tanner troppo abituato a signoreggiare. E così assistiamo ad un vero e proprio capovolgimento dei ruoli. Si può finalmente tornare indietro, ma nel futuro, nel 1985 nuovo di zecca partorito dalla testa disturbata di Marty. Tutto è cambiato. La casa è ampia, piena di luce. Si respira aria di soldi e di realizzazione, di rispettabilità. George McFly è elegante e sportivo e, in linea col filone delle sit-com americane, decisamente arrapato[4], la madre finalmente libera dall’alcool, appetibile in una nuova e deliziosa forma di giovinezza (in Marty le pulsioni incestuose non sono definitivamente soffocate o sublimate), Dave è in giacca e cravatta, mentre il telefono squilla in continuazione per Linda, sorella-non-più-cesso di Marty. Ma alla fine a cosa assistiamo? Ad un semplice ribaltamento dialettico dei ruoli: col pugno a Biff, McFly mostra di non avere più paura della morte (e della carica violenta del mostro), e così esce dallo stato di sudditanza/schiavitù che fino a quel giorno l’aveva intrappolato. Ma cosa accade veramente? Ecco cosa lascia l’amaro in bocca. Biff non viene veramente sconfitto (e con questo voglio dire che quello che Biff rappresenta non viene eliminato dalla scena),al contrario, viene solo detronizzato, mentre George viene chiamato a prenderne il posto. Adesso (nel 1985 nuovo di zecca) Biff lava la macchina di George e versa in uno stato economicamente indecoroso (e ciò lo rende brutto e gobbo, anche se un po’ più simpatico – certo, simpatico perché inoffensivo), mentre per George essersi riabilitato davanti a se stesso e alla famiglia significa l’aver tirato fuori tutta la sua carica aggressiva, ripeto: arrapato, con i soldi, scrittore di successo(sic!) etc, fino alla jeep di Marty[5]!!! Eccoci: dalla mente di Marty viene fuori il sogno americano.  George McFly, o del dramma paterno, già, perché George non è chiamato a dare testimonianza di valori alternativi, magari approntati alla moderazione; non viene chiamato a riabilitare se stesso chiudendo la strada a tutti i Biff del mondo, no, George è chiamato ad essere parte di quella schiera che fino a prima (del pugno dato a Biff) lo aveva emarginato ed umiliato. Eccolo il dramma paterno: essere obbligati a lottare per riuscire ad esercitare quel potere arbitrario e godereccio, quel potere che piace a tutti i Marty del mondo, a tutti quei ragazzi disturbati che sono fieri di un padre che dona loro una jeep per andare in giro ad inchiappettarsi tutte le Jennifer del mondo (la fidanzata carina che finalmente prende il posto della madre). A Marty non interessa un padre capace di una nuova autorevolezza. Povero George McFly! chiamato a quello che non è dalla violenta volontà del figlio e del mondo che lo circonda. Non so come è per gli altri, ma il George McFly della prima linea temporale, quello disegnato con tonalità grigie, pareva decisamente più umano di quello della nuova linea temporale (quello arrapato, per intendersi). Forse Marty avrebbe dovuto semplicemente dirgli che era un buon padre, piuttosto che lasciarlo nella solitudine di chi non è pienamente in grado di difendersi da tutti i Biff di cui il mondo è pieno.

post-3-12472218371“Hai una scarpa slacciata. Non cascarci sempre McFly”, dice Biff dopo aver assestato uno schiaffo ad un povero George che non sa dove andare a sbattere la testa. Eppure c’è in George un coraggio ed una dignità che purtroppo non vengono custoditi nel George arrapato della nuova linea temporale. E non è la frase imbeccata da Marty (e che per questo suona così ridicola) “ehi tu porco levale le mani di dosso”, ma quella che George ha il coraggio di pronunciare dopo le minacce di Biff. Già, perché Biff questa volta la sta facendo fuori dal vasetto, perché sta facendo violenza alla povera Lorraine che è lì, gambe all’aria, e chiede aiuto. Ecco che George diventa se stesso, ma non quando dà un pugno a Biff, ma nel momento in cui decide di sfidarlo per soccorrere Lorraine: “no Biff, tu la lasci stare”. Che gran film!


[1] Ovviamente solo in televisione, con pubblicità, interruzioni per il meteo o il tg flash e tutto il resto. Niente dvd o altre cose. Questo non è uno di quei film che si sceglie di vedere oggi piuttosto che domani, al contrario, è uno di quei film che vanno in onda seguendo una logica superiore (che grazie a dio, però, opta quasi sempre per la domenica subito dopo pranzo) e a cui ognuno di noi è chiamato (quasi religiosamente) a rispondere, per l’ennesima volta.

[2] Grigiore e degrado che in questo film tutto americano si danno per negazione (nel senso che i McFly sono solo ed unicamente quello che non sono/hanno). I McFly non sono niente altro che privazione di felicità e rispettabilità, mentre felicità e rispettabilità si accompagnano con (o sono rese possibili da) realizzazione di sé (che è sempre e comunque umiliazione dell’altro, ascesa sociale e benessere economico.

[3] Vogliamo parlare delle super-tette di Lorraine nel secondo episodio della trilogia? Quelle volute dal mostro-Biff che sembra incarnare i desideri inconsci dello stesso Marty? Eliminare il padre e ridurre la madre al degrado per poterne liberamente abusare? Lasciamo stare!

[4] Il padre americano che vediamo in televisione è molto diverso dai nostri padri o da chi di noi lo è già: ha occhi solo per la moglie, è sempre arrapato, le tocca il culo e la guarda, pure dopo venti o trenta anni di matrimonio, come fosse la prima baldracca incontrata sulla Togliatti – riferimento tristemente noto per chi abita a Roma

[5] Sempre nel secondo episodio, Marty con quella jeep doveva fare un incidente che avrebbe condizionato negativamente il suo futuro, infrangendo il suo sogno di sfondare come chitarrista. Possibile che io sia il solo a rammaricarmi per il fatto che Marty sia poi riuscito ad evitare questa cocente delusione?

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2 commenti su “Figure del padre: George McFly

  1. righe orizzontali
    aprile 3, 2014

    Quanti ricordi! Biff, personaggio leggendario e Ritorno al futuro, film culto per la generazione degli anni ottanta.

    • tommasoaramaico
      aprile 3, 2014

      Concordo. Ritorno al futuro è semplicemente uno dei “grandi” film degli anni ’80.

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Questa voce è stata pubblicata il febbraio 9, 2014 da con tag , , , .

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