Tommaso Aramaico

Lì dove è pieno di nomi propri, c'è un nome che di nessuno è proprio. Chi l'ha scelto? Chi lo subisce? E perché? Meschino.

Lansdale, La sottile linea scura

Siamo nell’estate del 1958, nella città di Dewmont (Texas orientale), e il tredicenne Stanley Mitchell – che ha da poco smesso di credere in Babbo Natale – sta trascorrendo le sue vacanze estive senza immaginare che di lì a poco la sua visione del mondo sarà fatalmente destinata a cambiare. Nella sua ingenuità crede fedelmente nell’immagine che l’America ha (e vuole dare) di sé. Si sente parte di un paese da poco uscito dalla guerra con la convinzione di essere il più forte e il più giusto, quello che illumina il resto del mondo con il migliore degli ordinamenti possibili. Gli uomini vogliono e possono farcela, così come pare farcela il padre dello stesso Stanley: un uomo dalle umili origini che decide di comprare e gestire il Dew Drop drive-in, lasciandosi alle spalle il vecchio lavoro da meccanico per inseguire il sogno di essere “padrone di se stesso”. È proprio in questa America dove tutto sembra essere al suo posto, dove le ragazze vanno in giro con gonne a pieghe e coda di cavallo, dove i ragazzi sfoggiano ciuffi alla Elvis e ascoltano il rockabilly (o rock and roll, come finirà per essere chiamato), dove c’è la certezza di avere la Bomba (quella più grande di tutte le altre); ecco, è proprio in questa atmosfera ovattata e paradisiaca che Lansdale affonda il coltello, aprendo un varco per guardare oltre e nelle pieghe del sogno americano e degli stessi americani, facendo saltare il modo in cui amano raccontarsi e mostrare come veramente sono. Anche qui, così come in opere precedenti come Una stagione selvaggia o Sotto un cielo cremisi, Lansdale porta avanti la sua indagine servendosi di una detective story. Al centro ovviamente Stanley Mitchell, che dà occhi, mente ed animo alla storia, ma oltre a lui ci sono la sorella, Callie, e soprattutto Buster, proiezionista di colore e col vizio dell’alcol, che dal suo gabbiotto proietta pellicole di intrattenimento e intanto inizia il giovane ragazzo alle asprezze della vita, alle ingiustizie, al razzismo, all’intolleranza. Attraverso la saggezza di Buster quel mondo patinato si mostra inconsistente e fragile, oltre che stucchevole, in nulla diverso da un vecchio cartellone pubblicitario e dalla pioggia che scrosta via il viso sorridente di una donna che tiene in mano una Coca Cola, «come se la ragione della sua felicità non fosse altro che una gran frottola». Il mistero inizia quando Stanley trova un cofanetto sepolto nella terra, non molto distante da una vecchia casa distrutta da un incendio ed appartenuta agli Stillwind, la più importante famiglia di Dewmont. Nel cofanetto ci sono delle lettere e quelle lettere mettono in moto le indagini di un ragazzino e di un povero negro e nulla più, parola di Buster.

Stanley Mitchell scopre il male, la morte, il sesso, il fanatismo religioso, le ipocrisie degli adulti, la ferocia con cui l’uomo può sottomettere l’altro uomo. Scopre l’omicidio, che ci sono persone pronte ad uccidere, così come altre sono disposte a chiudere un occhio. Ma la cosa più importante che Stanley viene a capire è che la voglia di scoprire la verità non è sufficiente e che mettere tutti i pezzi di una storia al loro posto non porta necessariamente alla punizione dei colpevoli. Nella vita vera non funziona come nelle storie di Sherlock Holmes che Buster gli dà da leggere. No, è lo stesso Buster a dirglielo: certe volte ai buoni le cose vanno male e molto spesso non si riesce a capire come le cose sono veramente andate. La “sottile linea scura” non è semplicemente quello che divide i vivi dai morti, l’ignoranza dalla conoscenza, gli innocenti dai colpevoli. Si cadrebbe in errore a pensarla così, sarebbe troppo semplice, ognuno se ne potrebbe tranquillamente tornare ai fatti suoi, con la coscienza a posto. Questa “sottile linea scura” non è ciò che divide e separa cose e persone le une dalle altre, ma qualcosa che attraversa la realtà stessa, gettando tutto nell’ambiguità e nell’ambivalenza. Non può esserci il semplice passaggio dall’innocenza alla conoscenza (delle porcherie del mondo), no: la perdita dell’innocenza è entrata a pieno titolo nella realtà, significa essere collusi e in qualche modo colpevoli. Stanley Mitchell ha visto molte cose in quell’estate del 1958, e ne ha viste di così importanti e dure che anche da vecchio è costretto a ritornarci col pensiero. Beh, anche lui che ha visto, per molti aspetti ha taciuto, anche lui ha contribuito, per certi versi, ad impedire che alcune cose venissero fuori, che tutti i pezzo andassero posto giusto. La “sottile linea scura” attraversa le persone, anche Stanley. Le esperienze fiaccano: «Ormai è tutto finito. Certe cose hanno avuto risposta, certe altre no».

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2 commenti su “Lansdale, La sottile linea scura

  1. wwayne
    settembre 3, 2013

    L’ anno scorso ho letto un libro di Lansdale, “Rumble tumble”, e mi é piaciuto moltissimo.
    Il punto di forza di quel libro era il feeling unico tra i 2 personaggi principali, Hap e Leonard: più volte ho avuto la tentazione di prendere in mano un altro romanzo con loro come protagonisti, ma ogni volta c’era sempre qualche libro che desideravo leggere con maggiore urgenza. Se mai leggerò un altro romanzo di Lansdale, sarà sicuramente uno del loro ciclo.

  2. Pingback: Harper Lee, Il buio oltre la siepe | Tommaso Aramaico

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Questa voce è stata pubblicata il agosto 11, 2013 da con tag , .

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